Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

In data 25 settembre 2014, in questo articolo, il sindaco di Diano Marina, Giacomo Chiappori, durante la riunione dei sindaci sull’emergenza rifiuti creatasi dopo il sequestro da parte della magistratura del cantiere del lotto 6 della discarica di Collette Ozotto, ripropone la soluzione del termovalorizzatore per la provincia di Imperia – soluzione già scartata in passato nel piano provinciale e sostituita dal progetto di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) previsto in zona Colli.

Abbiamo pensato che tale commento fosse l’espressione di una voce isolata e atipica, per cui abbiamo deciso di non esprimere pubblicamente il nostro parere.

In data 3 ottobre 2014, un articolo de La Stampa relativo ad una recente riunione dei sindaci sempre in tema rifiuti, cita il seguente intervento del sindaco di Imperia, Carlo Capacci: “A titolo assolutamente personale, mi sento di dire, che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, sarebbe forse giusto prendere in considerazione l’idea di un termovalorizzatore a livello regionale. E’ una scelta fatta da diverse realtà in Italia e all’estero, che sembra funzionare.”

Sembra funzionare?

Se l’intervento del sindaco di Diano Marina ci aveva lasciato un po’ sorpresi, quello del sindaco di Imperia ci ha lasciato sbigottiti e, a dir poco, demoralizzati. E’ questa la stessa amministrazione che giorni fa ha firmato un protocollo d’intesa chiamato Mi sento SOStenibile, volto appunto all’ ecosostenibilità, raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti? o che qualche mese fa ha approvato una riduzione del 30% sulla tassa a chi utilizzasse una compostiera per trattare il proprio rifiuto organico?

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Ci saremmo aspettati che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento rifiuti, le nostre amministrazioni avessero per la prima volta, finalmente, ammesso la situazione paradossale in cui ci troviamo riguardo alla produzione dei rifiuti e alla sua gestione – situazione che vede la Liguria di Ponente ferma a vent’anni fa, mentre il resto del mondo è andato avanti in maniera spesso egregia. Abbiamo ad oggi percentuali di raccolta differenziata bassissime, intorno al 30%, percentuali che sappiamo benissimo non supereranno mai il 40% con l’attuale sistema di raccoglimento rifiuti a cassonetto stradale. Nel  2013 la percentuale di raccolta differenziata a Imperia era del 22,78%, ossia il 77,22% dei nostri rifiuti andava in discarica, quando in molti comuni le percentuali erano inverse presentando oltre un 70% di raccolta differenziata. Mentre molti comuni italiani sono diventati eccellenze mondiali per la gestione e valorizzazione del rifiuto (vedi Capannori, Vedelago, Consorzio Priula e più di 200 comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero), utilizzando sistemi di raccolta porta a porta e tariffazione puntuale, ad Imperia si discute ancora se fare la raccolta differenziata valga la pena. Ad oggi, non esiste un percorso di formazione e informazione della cittadinanza riguardo argomenti fondamentali come appunto la raccolta differenziata, la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, compostaggio, ecc. e si pensa che la soluzione che sembrerebbe funzionare è un termovalorizzatore?

Onestamente, ci saremmo aspettati piuttotosto la seguente frase dalle amministrazioni: “di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, è doveroso effettuare una vera raccolta differenziata, investendo sul riciclo dei materiali (che, ricordiamo, porta entrate al comune oltre a diminuirme le multe), e ridurre la produzione di rifiuti; è, inoltre, assolutamente necessario separare l’organico che rappresenta il 40% dei nostri rifiuti e riutilizzarlo in sistemi di compostaggio, trasformandolo quindi in fertilizzante. E’, in una parola, nostra responsabilità cambiare le nostre abitudini e trasformare il rifiuto in una risorsa.

Invece stiamo a (ri)parlare di termovalorizzatori. Opzione, come già detto, scartata dal piano provinciale a favore di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB), ossia un impianto dedicato al recupero di materiali (cosiddetto “fabbrica dei materiali”) e proposta strategica per il trattamento del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) – trattamento che va obbligatoriamente fatto come chiede la direttiva discariche 99/31. Gli impianti TMB prescindono dai trattamenti termici, recuperano ulteriore materia, e sono flessibili (possono essere usati per trattare quantità crescenti di organico, carta, plastica, metalli, ecc da raccolta differenziata)  e dunque adattabili a scenari sempre crescenti di raccolta differenziata e decrescenti di Rifiuto Urbano Residuo.

Per quanto riguarda il termine termovalorizzatore, invece,  è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perché l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo). Le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.
In molti paesi è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono. L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anziché valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.

La nostra provincia è almeno 20 anni indietro in tema gestione ambientale. Si può andare più indietro dell’indietro?

 

Articoli interessanti da leggere :

Why incineration is a very bad idea in the Twenty First Century.” di Paul Connet, PhD

Come funziona un inceneritore (termovalorizzatore)

 

Fonti: Dott. Enzo Favoino, Centro di Ricerca Rifiuti Zero, Global Alliance for Incinerator Alternatives, www.educambiente.tv