Riduzione rifiuti: la raccolta porta a porta mette in evidenza i rifiuti che produciamo

Riduzione rifiuti: la raccolta porta a porta mette in evidenza i rifiuti che produciamo

Partiamo dicendo che questo articolo è senz’altro approssimativo, perché non prende in considerazione tutti gli innumerevoli (e forse in parte anche a noi sconosciuti) aspetti del problema e senz’altro è un articolo di parte, quella parte contenta del nuovo servizio di porta a porta.

Ma proviamo a trovare un inizio da dove partire. Là dove c’è un servizio, spesso vi sono delle aspettative che, altrettanto spesso, vengono disilluse. Potremmo dire che il nuovo servizio di raccolta differenziata porta a porta di Imperia, partito il 1° febbraio, sia un ottimo esempio.

In effetti, in questo momento, ci sono delle difficoltà; la cosa è innegabile. Ci sono cassonetti pieni di rifiuti, anche ingombranti, che strabordano in attesa che gli uni e gli altri siano rimossi mentre, in qualche caso forse non del tutto sporadico, i mastelli, seppur conferiti correttamente, non vengono svuotati.

Però, nonostante tutto, il porta a porta è un ottimo inizio perché il “comodo” cassonetto stradale, dove ogni giorno a qualunque ora si poteva buttare tutto indistintamente liberandosi così di un problema non appena chiuso il coperchio, non è più un’alternativa sostenibile.

Raccogliere i rifiuti in maniera differenziata permette di riutilizzare le materie già lavorate senza dover utilizzare materie prime, sempre più rare e costose. La raccolta differenziata ci permette di conferire in discarica una percentuale sempre più piccola di rifiuti così da ridurre il problema dell’ingombro e dell’inquinamento, tutti costi mai conteggiati che l’ambiente anticipa soltanto, restituendoci un conto salato tutto in un’unica rata.

Inoltre il servizio di raccolta porta a porta permette un maggior controllo e, come previsto dalla legge, anche un modello più democratico di pagamento, che baserà la tariffa sulla produzione. Sogno? No realtà, visto che in modo sperimentale questo servizio è già in atto in alcuni comuni d’Italia. Anche in Liguria.

E poi questo è l’unico servizio che ci permette di capire davvero i nostri rifiuti, di poterli misurare, analizzare, insomma che ci permette di capire cosa davvero stiamo comprando, cosa davvero stiamo pagando, scambiandolo tal volta per comodità. Una volta iniziato il servizio di porta a porta, infatti, si vede bene come il mastello sempre pieno è proprio quello della plastica mentre quello dell’indifferenziato sembra non riempirsi mai e quell’organico alla fine non puzza poi così tanto! E’ proprio da qui che dobbiamo partire; capendo che possiamo ridurre il volume di plastica che acquistiamo anche perché lo paghiamo, oltre poi a doverlo smaltire. Ed ecco anche perchè il servizio prevede una sola raccolta la settimana: diventato scomodo smaltire la plastica, troveremo una soluzione, magari smettendo di comprare le vaschette e ritornando al banco dei freschi oppure riutilizzando i contenitori o scegliendo supermercati con dosatori alla spina.

Ovvio che non dovremo fare tutto in un giorno, e non dovremo nemmeno fare tutto per forza ma solo e soltanto questo sevizio ci mette di fronte alla verità, ci mette di fronte ad un sistema insostenibile, un sistema che non possiamo più perpetrare, per i miliardi di frammenti di plastica che troviamo in mare o nello stomaco degli animali che mangiamo o nei prati dove siamo soliti andare con i nostri figli.

Il comitato m’Importa quindi si schiera completamente dalla parte del nuovo servizio di raccolta porta a porta perché il solo che, con piccoli gesti quotidiani, ci permette di fare davvero una grande differenza, non solo per l’ambiente di cui potrebbe anche non importanti nulla, ma soprattutto per noi, per capire come risparmiare, come organizzare la nostra spesa e per essere davvero liberi, speriamo il prima possibile, di pagare solo per quello che produciamo.

 

Il Parco Urbano è di tutti noi, prendiamocene cura

Il Parco Urbano è di tutti noi, prendiamocene cura

Collaboriamo su un tema caro a tutti: il benestare del parco urbano ed un suo utilizzo piacevole e sostenibile per tutti!

Il Comitato m’IMporta vuole portare all’attenzione la situazione del parco urbano che purtroppo è ricoperto di immondizia e puntualmente non rispettato dai cittadini.

Sono innumerevoli le quantità e tipologie di rifiuti che si possono trovare ogni giorno (vetro, plastica, mozziconi di sigarette, ecc), ed è un vero peccato per tutti noi e per questo patrimonio della città.

Quindi unitevi a noi per una giornata di pulizia del parco!
Come già fatto per la pulizia spiagge passeremo due ore insieme ripulendo un bene che ci appartiene.

Ti aspettiamo!

Conferenza rimandata: Il mare imperiese tra bellezze e vulnerabilità. Il problema dei rifiuti e possibili soluzioni.

Conferenza rimandata: Il mare imperiese tra bellezze e vulnerabilità. Il problema dei rifiuti e possibili soluzioni.

Si comunica che causa disorganizzazione del Comitato San Giovanni la conferenza sarà rimandata a data da definirsi.
L’idea di questa conferenza e la volontà di farla però rimangono, i temi ed il messaggio sono troppo importanti per essere ignorati. Vi terremo aggiornati.
Se siete interessati a questa conferenza, contattateci!
Dott.ssa Monica Previati del Cea Imperia: previati@comune.imperia.it
m’IMporta: info@mimporta.it
a presto!

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Lunedì 22 giugno ore 21 si terrà la conferenza, organizzata dal CEA (Centro di Educazione Ambientale) di Imperia e da m’IMporta, presso il padiglione conferenze all’interno della manifestazione San Giovanni, dal titolo:

Il mare imperiese tra bellezze e vulnerabilità. Il problema dei rifiuti e possibili soluzioni.

La conferenza percorrerà con foto e video le bellezze naturalistiche del mare di Imperia ma anche le problematiche legate ai rifiuti, al degrado delle spiagge e del nostro territorio.

Trattiamoci bene. Trattiamo bene le nostre spiagge. Dati 2015

Trattiamoci bene. Trattiamo bene le nostre spiagge. Dati 2015

I dati più dettagliati della pulizia spiagge 2015.

Ecco alcuni dati più dettagliati sui rifiuti raccolti durante la pulizia delle spiagge libere del 3 maggio 2015 organizzata dal Comitato m’IMporta, parte dell’ASD MY, con la collaborazione del CEA (Centro di Educazione Ambientale) del Comune di Imperia, dei gruppi scout della zona Ingauna e con il patrocinio di Regione Liguria, Provincia di Imperia, Comune di Imperia, Provveditorato agli studi, Conf-commercio, Azienda RT, UISP:

  • I mozziconi di sigarette rappresentano il rifiuto più presente nelle nostre spiagge, con un totale di 8378 mozziconi raccolti (e 526 pacchetti di sigarette). Questo dato sicuramente rimane sottostimato in quanto, nonostante i volontari abbiano setacciato le spiagge al meglio possibile, risulta difficile in due ore raccogliere tutti i mozziconi presenti e scavare a dovere. Il problema dell’inquinamento da mozziconi, che sta trasformando le nostre spiagge in veri e propri posacenere, è facilmente risolvibile: basta non buttare cicche per terra e metterle in un apposito posacenere tascabile o portarle al primo cestino disponibile. Il cambiamento è necessario e può essere immediato.
  • Altro dato estremamente preoccupante – e meno facilmente risolvibile – è quello dei frammenti di plastica o polistirolo: ne siamo letteralmente invasi. Anche in questo caso il numero riportato di 5155 frammenti di plastica e 1472 pezzi di polistirolo è assolutamente sottostimato; i frammenti sono spesso minuscoli, difficili da contare e sono presenti ovunque, con conseguenze devastanti su tutto l’ambiente costiero e marino.
  • Infine, da non sottovalutare, la presenza di 888 bottiglie di plastica, 160 stoviglie da picnic in plastica, 359 lattine, 821 pezzi di vetro e 2715 pezzi di carta; tutti rifiuti facilmente eliminabili se semplicemente gettati negli appositi contenitori anziché sulla spiaggia.

Tutto ciò che buttiamo in spiaggia non sparisce, e, oltre a danneggiare l’ambiente costiero e marino spesso in maniera irreversibile, ci ritorna indietro come spazzatura, sotto o vicino ai nostri asciugamani, ai nostri piedi, alle mani dei nostri bambini…

Trattiamoci bene. Trattiamo bene le nostre spiagge.

DATI PULIZIA SPIAGGE LIBERE di IMPERIA – Maggio 2015

Partecipanti 216
Sacchetti TOTALI 155
Sacchetti plastica 53
Sacchetti vetro 25
Sacchetti carta 24
Sacchetti indifferenziato 53
Mozziconi di sigaretta 8378
Pacchetti sigarette 526
Frammenti di plastica 5155
Bottiglie di plastica 888
Tappi di plastica 667
Sacchetti di plastica 59
Stoviglie di plastica da picnic 160
Pezzi di polistirolo 1472
Pezzi di carta 2715
Tappi di metallo 213
Pezzi di vetro 821
Lattine 359
Tetrapak 63

Rifiuti relativi all’igiene personale (preservativi, applicatore di tampone)

62

Seguiranno ulteriori analisi e considerazioni basate sul confronto con i dati ottenuti durante la pulizia spiagge nel maggio 2014.

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

In data 25 settembre 2014, in questo articolo, il sindaco di Diano Marina, Giacomo Chiappori, durante la riunione dei sindaci sull’emergenza rifiuti creatasi dopo il sequestro da parte della magistratura del cantiere del lotto 6 della discarica di Collette Ozotto, ripropone la soluzione del termovalorizzatore per la provincia di Imperia – soluzione già scartata in passato nel piano provinciale e sostituita dal progetto di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) previsto in zona Colli.

Abbiamo pensato che tale commento fosse l’espressione di una voce isolata e atipica, per cui abbiamo deciso di non esprimere pubblicamente il nostro parere.

In data 3 ottobre 2014, un articolo de La Stampa relativo ad una recente riunione dei sindaci sempre in tema rifiuti, cita il seguente intervento del sindaco di Imperia, Carlo Capacci: “A titolo assolutamente personale, mi sento di dire, che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, sarebbe forse giusto prendere in considerazione l’idea di un termovalorizzatore a livello regionale. E’ una scelta fatta da diverse realtà in Italia e all’estero, che sembra funzionare.”

Sembra funzionare?

Se l’intervento del sindaco di Diano Marina ci aveva lasciato un po’ sorpresi, quello del sindaco di Imperia ci ha lasciato sbigottiti e, a dir poco, demoralizzati. E’ questa la stessa amministrazione che giorni fa ha firmato un protocollo d’intesa chiamato Mi sento SOStenibile, volto appunto all’ ecosostenibilità, raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti? o che qualche mese fa ha approvato una riduzione del 30% sulla tassa a chi utilizzasse una compostiera per trattare il proprio rifiuto organico?

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Ci saremmo aspettati che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento rifiuti, le nostre amministrazioni avessero per la prima volta, finalmente, ammesso la situazione paradossale in cui ci troviamo riguardo alla produzione dei rifiuti e alla sua gestione – situazione che vede la Liguria di Ponente ferma a vent’anni fa, mentre il resto del mondo è andato avanti in maniera spesso egregia. Abbiamo ad oggi percentuali di raccolta differenziata bassissime, intorno al 30%, percentuali che sappiamo benissimo non supereranno mai il 40% con l’attuale sistema di raccoglimento rifiuti a cassonetto stradale. Nel  2013 la percentuale di raccolta differenziata a Imperia era del 22,78%, ossia il 77,22% dei nostri rifiuti andava in discarica, quando in molti comuni le percentuali erano inverse presentando oltre un 70% di raccolta differenziata. Mentre molti comuni italiani sono diventati eccellenze mondiali per la gestione e valorizzazione del rifiuto (vedi Capannori, Vedelago, Consorzio Priula e più di 200 comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero), utilizzando sistemi di raccolta porta a porta e tariffazione puntuale, ad Imperia si discute ancora se fare la raccolta differenziata valga la pena. Ad oggi, non esiste un percorso di formazione e informazione della cittadinanza riguardo argomenti fondamentali come appunto la raccolta differenziata, la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, compostaggio, ecc. e si pensa che la soluzione che sembrerebbe funzionare è un termovalorizzatore?

Onestamente, ci saremmo aspettati piuttotosto la seguente frase dalle amministrazioni: “di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, è doveroso effettuare una vera raccolta differenziata, investendo sul riciclo dei materiali (che, ricordiamo, porta entrate al comune oltre a diminuirme le multe), e ridurre la produzione di rifiuti; è, inoltre, assolutamente necessario separare l’organico che rappresenta il 40% dei nostri rifiuti e riutilizzarlo in sistemi di compostaggio, trasformandolo quindi in fertilizzante. E’, in una parola, nostra responsabilità cambiare le nostre abitudini e trasformare il rifiuto in una risorsa.

Invece stiamo a (ri)parlare di termovalorizzatori. Opzione, come già detto, scartata dal piano provinciale a favore di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB), ossia un impianto dedicato al recupero di materiali (cosiddetto “fabbrica dei materiali”) e proposta strategica per il trattamento del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) – trattamento che va obbligatoriamente fatto come chiede la direttiva discariche 99/31. Gli impianti TMB prescindono dai trattamenti termici, recuperano ulteriore materia, e sono flessibili (possono essere usati per trattare quantità crescenti di organico, carta, plastica, metalli, ecc da raccolta differenziata)  e dunque adattabili a scenari sempre crescenti di raccolta differenziata e decrescenti di Rifiuto Urbano Residuo.

Per quanto riguarda il termine termovalorizzatore, invece,  è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perché l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo). Le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.
In molti paesi è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono. L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anziché valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.

La nostra provincia è almeno 20 anni indietro in tema gestione ambientale. Si può andare più indietro dell’indietro?

 

Articoli interessanti da leggere :

Why incineration is a very bad idea in the Twenty First Century.” di Paul Connet, PhD

Come funziona un inceneritore (termovalorizzatore)

 

Fonti: Dott. Enzo Favoino, Centro di Ricerca Rifiuti Zero, Global Alliance for Incinerator Alternatives, www.educambiente.tv