Cominciamo bene il 2016, differenziamo correttamente!

Cominciamo bene il 2016, differenziamo correttamente!

Sabato 9 gennaio 2016 dalle ore 9:00 alle ore 12:00 il Centro di Educazione Ambientale del comune di Imperia e i volontari dell’asd m’IMporta saranno in piazza San Giovanni con un banchetto informativo sulla raccolta differenziata.

Come fare bene la raccolta, perché è importante farla al meglio e dove vanno i materiali recuperati;  queste sono solo alcune delle domande che troveranno risposta nel depliant informativo che la Regione Liguria ha prodotto nell’ambito del progetto “Differenziamoli bene”. Per perseguire gli indirizzi della normativa comunitaria e nazionale in materia di gestione dei rifiuti, e nel rispetto della gerarchia prevista dalla Direttiva 2008/98/CE, Regione Liguria, nel Piano di Gestione dei rifiuti, oltre a prevedere il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, ha fissato due obiettivi: il primo la riduzione dei rifiuti all’origine e l’altro l’invio a effettivo recupero di almeno il 50% della carta, del vetro, della plastica, dei metalli, del legno e della frazione organica entro il 2016. Per raggiungere tali mete è necessario intervenire nelle fasi di raccolta del rifiuto urbano differenziato, garantendo, non solo un elevato tasso di intercettazione, ma anche un’ottima qualità del rifiuto raccolto.

Oltre alle informazioni presso il banchetto verranno forniti sacchetti bio-compostabili con i quali è possibili conferire l’organico e molti depliant relativi alla raccolta specifica di alluminio, carta e cartone, plastica e metalli.

Ma fare la raccolta differenziata costa di più? controdeduzioni

Ma fare la raccolta differenziata costa di più? controdeduzioni

Su “Repubblica” (un quotidiano dalla cui autorevolezza ci aspetteremmo una maggiore attenzione alla solidità delle informazioni diffuse) è comparso un articolo, mal confezionato ed ancor peggio argomentato, che sosteneva la tesi della moltiplicazione dei costi all’aumentare della raccolta differenziata.

Secondo quanto riportato nell’articolo, lo stesso prendeva le mosse da studi condotti o commissionati da alcune grosse Multiutility dell’area Emiliano-Romagnola. Il primo sospetto generato dalla lettura del pessimo articolo (ripeto, e con linguaggio più sfumato possibile, ma dettato da cognizione tecnica: un articolo argomentato in modo poco avveduto) è che tali Mutiutility possano essere mosse dalla preoccupazione di fermare la diffusione progressiva del porta a porta; evidentemente la recente approvazione della nuova Legge Regionale in Emilia Romagna (che traguarda obiettivi più avanzati di raccolta differenziata e prevede meccanismi di promozione e finanziamento delle raccolte domiciliari, individuate come strumento necessario per conseguire tali obiettivi) è destinata ad imprimere una ulteriore accelerazione al sistema, e chi ha sempre basato la propria proposta operativa su iper-cassonettizzazione, ed assimilazione “larga” di rifiuti non strettamente urbani, in modo da garantire flussi corposi di RUR al sistema degli inceneritori, si sente franare il terreno sotto i piedi.

L’articolo avrebbe tuttavia fatto meglio ad usare argomentazioni più solide, per attaccare il porta a porta, perché quelle incluse nell’articolo sono già state confutate una quindicina di anni fa. Sì, quindici-anni-fa. Ma siccome repetita iuvant, mettiamo nuovamente a disposizione concetti e relative evidenze. Qui sotto, le controdeduzioni che abbiamo tempestivamente elaborato, messo a disposizione di chi ci ha segnalato l’articolo, e che tanti ci hanno chiesto di condividere nei canali consueti ed in quelli allargati.

Le mettiamo dunque a disposizione, perché si possano usare argomentazioni ed evidenze in risposta a chi, per dabbenaggine o malafede, citerà l’articolo di Repubblica. Pessimeamente fondato, lo ripetiamo un’altra volta.

Come gli ultimi giapponesi nella jungla, un articolo pubblicato oggi su un giornale a grande tiratura nazionale, e le fonti in esso riportate, si ostinano ad adottare le valutazioni di un pessimo studio di Bain; uno studio di qualche anno fa che usava ancora il parametro degli Euro/t per la valutazione dei costi dei servizi di Igiene Urbana, quando invece tutti gli altri studi usano ormai da diversi anni il parametro degli Euro/abitante: come è peraltro ragionevole che sia, visto che il servizio di igiene urbana lo paga l’abitante, non la tonnellata.

Evidentemente, dividere gli euro sulle tonnellate, premia i sistemi più dissipativi, ossia quelli in cui si producono più tonnellate di rifiuto, è un effetto distorsivo matematico, che già attorno al 1995 segnalammo, sottolineando l’opportunità di adottare il parametro Euro/abitante, criterio poi seguito in tutti gli studi di settore e nella sezione di analisi economiche del Rapporto Nazionale Rifiuti pubblicato annualmente.

La migliore risposta alla tesi sottesa all’articolo (“fare tanta raccolta differenziata fa lievitare i costi”) viene dalla ricerca ufficiale, dunque avulsa da alcun interesse specifico di alcun operatore, della regione Lombardia, eseguita nel 2010. Base statistica: 10 Milioni di persone, 1545 Comuni – dite che in 5 anni qualcuno ancora non ha avuto tempo di leggerla? Ecco la slide che ne riassume gli esiti, e che è eloquente.

costi disaggregati RD

Altra argomentazione-cardine inclusa nell’articolo che ci ha fatto perplimere e sorridere: l’artifizio strumentale di comparare i costi odierni con quelli di 10 anni fa. Lo schema (poco) logico sarebbe: prima affermare “oggi gestire i rifiuti costa di più – e ci mancherebbe: il sistema sconta (e meno male che è così) l’evoluzione determinata dalle Direttive UE, come la “Direttiva Discariche”, con obblighi di pretrattamento, 30 anni di responsabilità finanziaria nel post-discarica, ma anche il passaggio dei limiti alle emissioni degli inceneritori a 0,1 ng-TEQ anziché i precedenti 10 ng-TEQ di diossine e furani…. oltre all’aumento del costo del lavoro, delle attrezzature, dei combustibili, ecc. ecc.

Poi però l’articolo sostanzialmente deduce, e qui sta il salto logico e la scorrettezza della analisi: “siccome nello stesso periodo è aumentata la RD, allora l’aumento di costo è colpa della RD”. Un sillogismo davvero risibile, equivalente a dire (giusto per fare capire quanto sia irricevibile il meccanismo logico): “Le grandi multiutility sono state costituite negli ultimi anni, e siccome negli stessi anni c’è stata la crisi economica globale, allora le multiutility sono responsabili della crisi economica globale”.

Una logica davvero poco solida, sia nel caso di esempio, come nella analisi inclusa nell’articolo.

Orbene: anche su questo tema, lasciamo rispondere all’evidenza.

Basta il grafico riportato sotto, che fa vedere l’aumento dei costi dei servizi di igiene urbana in Italia in 10 anni (= 60% circa), e nello stesso tempo, l’andamento nel Consorzio CONTARINA (uno dei Consoorzi-record a livello mondiale per tassi di raccolta differenziata e pratiche di minimizzazione dello smaltimento: 86% di RD. Bene, nel loro caso si registra solo l’8% di aumento del costo del Servizio, largamente inferiore non solo all’aumento medio in Italia, ma allo stesso aumento dell’indice ISTAT o indice dei prezzi al consumo): con ogni evidenza, dunque tanta raccolta differenziata non solo fa risparmiare, ma contiene anche l’aumento del costo nel tempo, anche se a chi non crede in essa conviene dire, con il salto logico sopra evidenziato, che “l’aumento è colpa della RD”.

costi RD

Ma siamo, con ogni evidenza, nel campo delle argomentazioni strumentali. Continuiamo solo, e con deferenza, a sperare che un giornalismo avveduto non ne cada (più) vittima. Prontissimi a fornire tutte le evidenze del caso, perché il prossimo articolo in merito sia più solido e faccia davvero informazione, non distorsione della stessa.

da Enzo Favoino, Coordinatore Comitato Scientifico Zero Waste Europe

Impariamo a fare la raccolta differenziata giocando

Impariamo a fare la raccolta differenziata giocando

Ieri, 7 giugno 2015, il Comitato m’IMporta ha partecipato alla prima Festa dei Bambini e Ragazzi al Parco Urbano di Imperia.

E’ stato un evento di grande successo durante il quale i bambini hanno potuto divertirsi imparando a differenziare i rifiuti, riconoscendo anche quelli più complicati e ponendoli nell’apposito sacco (giallo-plastica, blu-carta, verde-vetro, marrone-organico).

Oltre al banchetto allestito con materiale informativo, i membri di m’IMporta hanno organizzato 2 giochi durante la giornata. In entrambi i giochi la partecipazione è stata massima con squadre da più di 10 bambini l’una. I bambini entusiasti hanno fatto a gara ad indovinare il tipo di rifiuti e l’apposito sacchetto in cui metterli.

Il Comitato m’IMporta ringrazia vivamente l’Associazione Genitori per aver organizzato questa festa e per averci invitato, dando ancora una volta l’opportunità alle future generazioni di prendersi cura del proprio pianeta.

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17 gennaio: via al primo banchetto informativo a Imperia, separare e compostare l’organico

17 gennaio: via al primo banchetto informativo a Imperia, separare e compostare l’organico

Sabato 17 gennaio comincia il primo banco informativo presso Piazza San Giovanni di Imperia per sapere di più sulla separazione dell’organico ed il compostaggio. I banchetti informativi dureranno cinque giornate, precisamente 17, 24 e 31 gennaio, 7 e 14 febbraio 2015. Ogni giornata sarà dedicata ad un tema specifico riguardante la problematica dei rifiuti, verranno affrontati tutti gli aspetti rilevanti delle seguenti
componenti: organico (umido), plastica, carta, vetro e rifiuti speciali, riuso e riduzione. Non si tratterà di comizi all’aria aperta, bensì lo staff si renderà disponibile a rispondere a dubbi e/o perplessità e tenterà di informare la cittadinanza per regalare ad ognuno un qualcosa di impagabile: maggior consapevolezza e coscienza ambientale.
Ogni sabato il banco sarà presente dalle ore 10 alle 12:30, si fornirà materiale informativo sull’ecosostenibilità, sul progetto m’IMporta e le nostre iniziative, ma soprattutto si offrirà la possibilità di creare un dibattito, di scambiarsi opinioni e conoscenze.

Sabato 17 gennaio si parlerà di come separare l’organico e dell’autocompostaggio, per non sciupare niente ed ottenere un potente fertilizzante naturale (compost) sfruttando i cicli naturali della natura. Si parlerà della Campagna Compostiamoci Bene – alla quale m’IMporta ha aderito – che promuove la pratica di autocompostaggio con sconti sulle tasse e la creazione di centri di compostaggio locali.

 

 

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

In data 25 settembre 2014, in questo articolo, il sindaco di Diano Marina, Giacomo Chiappori, durante la riunione dei sindaci sull’emergenza rifiuti creatasi dopo il sequestro da parte della magistratura del cantiere del lotto 6 della discarica di Collette Ozotto, ripropone la soluzione del termovalorizzatore per la provincia di Imperia – soluzione già scartata in passato nel piano provinciale e sostituita dal progetto di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) previsto in zona Colli.

Abbiamo pensato che tale commento fosse l’espressione di una voce isolata e atipica, per cui abbiamo deciso di non esprimere pubblicamente il nostro parere.

In data 3 ottobre 2014, un articolo de La Stampa relativo ad una recente riunione dei sindaci sempre in tema rifiuti, cita il seguente intervento del sindaco di Imperia, Carlo Capacci: “A titolo assolutamente personale, mi sento di dire, che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, sarebbe forse giusto prendere in considerazione l’idea di un termovalorizzatore a livello regionale. E’ una scelta fatta da diverse realtà in Italia e all’estero, che sembra funzionare.”

Sembra funzionare?

Se l’intervento del sindaco di Diano Marina ci aveva lasciato un po’ sorpresi, quello del sindaco di Imperia ci ha lasciato sbigottiti e, a dir poco, demoralizzati. E’ questa la stessa amministrazione che giorni fa ha firmato un protocollo d’intesa chiamato Mi sento SOStenibile, volto appunto all’ ecosostenibilità, raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti? o che qualche mese fa ha approvato una riduzione del 30% sulla tassa a chi utilizzasse una compostiera per trattare il proprio rifiuto organico?

Noi, chiaramente, NON siamo a favore di un termovalorizzatore.

Ci saremmo aspettati che, di fronte a continue emergenze per lo smaltimento rifiuti, le nostre amministrazioni avessero per la prima volta, finalmente, ammesso la situazione paradossale in cui ci troviamo riguardo alla produzione dei rifiuti e alla sua gestione – situazione che vede la Liguria di Ponente ferma a vent’anni fa, mentre il resto del mondo è andato avanti in maniera spesso egregia. Abbiamo ad oggi percentuali di raccolta differenziata bassissime, intorno al 30%, percentuali che sappiamo benissimo non supereranno mai il 40% con l’attuale sistema di raccoglimento rifiuti a cassonetto stradale. Nel  2013 la percentuale di raccolta differenziata a Imperia era del 22,78%, ossia il 77,22% dei nostri rifiuti andava in discarica, quando in molti comuni le percentuali erano inverse presentando oltre un 70% di raccolta differenziata. Mentre molti comuni italiani sono diventati eccellenze mondiali per la gestione e valorizzazione del rifiuto (vedi Capannori, Vedelago, Consorzio Priula e più di 200 comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero), utilizzando sistemi di raccolta porta a porta e tariffazione puntuale, ad Imperia si discute ancora se fare la raccolta differenziata valga la pena. Ad oggi, non esiste un percorso di formazione e informazione della cittadinanza riguardo argomenti fondamentali come appunto la raccolta differenziata, la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, compostaggio, ecc. e si pensa che la soluzione che sembrerebbe funzionare è un termovalorizzatore?

Onestamente, ci saremmo aspettati piuttotosto la seguente frase dalle amministrazioni: “di fronte a continue emergenze per lo smaltimento dei rifiuti, è doveroso effettuare una vera raccolta differenziata, investendo sul riciclo dei materiali (che, ricordiamo, porta entrate al comune oltre a diminuirme le multe), e ridurre la produzione di rifiuti; è, inoltre, assolutamente necessario separare l’organico che rappresenta il 40% dei nostri rifiuti e riutilizzarlo in sistemi di compostaggio, trasformandolo quindi in fertilizzante. E’, in una parola, nostra responsabilità cambiare le nostre abitudini e trasformare il rifiuto in una risorsa.

Invece stiamo a (ri)parlare di termovalorizzatori. Opzione, come già detto, scartata dal piano provinciale a favore di un impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB), ossia un impianto dedicato al recupero di materiali (cosiddetto “fabbrica dei materiali”) e proposta strategica per il trattamento del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) – trattamento che va obbligatoriamente fatto come chiede la direttiva discariche 99/31. Gli impianti TMB prescindono dai trattamenti termici, recuperano ulteriore materia, e sono flessibili (possono essere usati per trattare quantità crescenti di organico, carta, plastica, metalli, ecc da raccolta differenziata)  e dunque adattabili a scenari sempre crescenti di raccolta differenziata e decrescenti di Rifiuto Urbano Residuo.

Per quanto riguarda il termine termovalorizzatore, invece,  è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perché l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo). Le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.
In molti paesi è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono. L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anziché valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.

La nostra provincia è almeno 20 anni indietro in tema gestione ambientale. Si può andare più indietro dell’indietro?

 

Articoli interessanti da leggere :

Why incineration is a very bad idea in the Twenty First Century.” di Paul Connet, PhD

Come funziona un inceneritore (termovalorizzatore)

 

Fonti: Dott. Enzo Favoino, Centro di Ricerca Rifiuti Zero, Global Alliance for Incinerator Alternatives, www.educambiente.tv