Ma fare la raccolta differenziata costa di più? controdeduzioni

Ma fare la raccolta differenziata costa di più? controdeduzioni

Su “Repubblica” (un quotidiano dalla cui autorevolezza ci aspetteremmo una maggiore attenzione alla solidità delle informazioni diffuse) è comparso un articolo, mal confezionato ed ancor peggio argomentato, che sosteneva la tesi della moltiplicazione dei costi all’aumentare della raccolta differenziata.

Secondo quanto riportato nell’articolo, lo stesso prendeva le mosse da studi condotti o commissionati da alcune grosse Multiutility dell’area Emiliano-Romagnola. Il primo sospetto generato dalla lettura del pessimo articolo (ripeto, e con linguaggio più sfumato possibile, ma dettato da cognizione tecnica: un articolo argomentato in modo poco avveduto) è che tali Mutiutility possano essere mosse dalla preoccupazione di fermare la diffusione progressiva del porta a porta; evidentemente la recente approvazione della nuova Legge Regionale in Emilia Romagna (che traguarda obiettivi più avanzati di raccolta differenziata e prevede meccanismi di promozione e finanziamento delle raccolte domiciliari, individuate come strumento necessario per conseguire tali obiettivi) è destinata ad imprimere una ulteriore accelerazione al sistema, e chi ha sempre basato la propria proposta operativa su iper-cassonettizzazione, ed assimilazione “larga” di rifiuti non strettamente urbani, in modo da garantire flussi corposi di RUR al sistema degli inceneritori, si sente franare il terreno sotto i piedi.

L’articolo avrebbe tuttavia fatto meglio ad usare argomentazioni più solide, per attaccare il porta a porta, perché quelle incluse nell’articolo sono già state confutate una quindicina di anni fa. Sì, quindici-anni-fa. Ma siccome repetita iuvant, mettiamo nuovamente a disposizione concetti e relative evidenze. Qui sotto, le controdeduzioni che abbiamo tempestivamente elaborato, messo a disposizione di chi ci ha segnalato l’articolo, e che tanti ci hanno chiesto di condividere nei canali consueti ed in quelli allargati.

Le mettiamo dunque a disposizione, perché si possano usare argomentazioni ed evidenze in risposta a chi, per dabbenaggine o malafede, citerà l’articolo di Repubblica. Pessimeamente fondato, lo ripetiamo un’altra volta.

Come gli ultimi giapponesi nella jungla, un articolo pubblicato oggi su un giornale a grande tiratura nazionale, e le fonti in esso riportate, si ostinano ad adottare le valutazioni di un pessimo studio di Bain; uno studio di qualche anno fa che usava ancora il parametro degli Euro/t per la valutazione dei costi dei servizi di Igiene Urbana, quando invece tutti gli altri studi usano ormai da diversi anni il parametro degli Euro/abitante: come è peraltro ragionevole che sia, visto che il servizio di igiene urbana lo paga l’abitante, non la tonnellata.

Evidentemente, dividere gli euro sulle tonnellate, premia i sistemi più dissipativi, ossia quelli in cui si producono più tonnellate di rifiuto, è un effetto distorsivo matematico, che già attorno al 1995 segnalammo, sottolineando l’opportunità di adottare il parametro Euro/abitante, criterio poi seguito in tutti gli studi di settore e nella sezione di analisi economiche del Rapporto Nazionale Rifiuti pubblicato annualmente.

La migliore risposta alla tesi sottesa all’articolo (“fare tanta raccolta differenziata fa lievitare i costi”) viene dalla ricerca ufficiale, dunque avulsa da alcun interesse specifico di alcun operatore, della regione Lombardia, eseguita nel 2010. Base statistica: 10 Milioni di persone, 1545 Comuni – dite che in 5 anni qualcuno ancora non ha avuto tempo di leggerla? Ecco la slide che ne riassume gli esiti, e che è eloquente.

costi disaggregati RD

Altra argomentazione-cardine inclusa nell’articolo che ci ha fatto perplimere e sorridere: l’artifizio strumentale di comparare i costi odierni con quelli di 10 anni fa. Lo schema (poco) logico sarebbe: prima affermare “oggi gestire i rifiuti costa di più – e ci mancherebbe: il sistema sconta (e meno male che è così) l’evoluzione determinata dalle Direttive UE, come la “Direttiva Discariche”, con obblighi di pretrattamento, 30 anni di responsabilità finanziaria nel post-discarica, ma anche il passaggio dei limiti alle emissioni degli inceneritori a 0,1 ng-TEQ anziché i precedenti 10 ng-TEQ di diossine e furani…. oltre all’aumento del costo del lavoro, delle attrezzature, dei combustibili, ecc. ecc.

Poi però l’articolo sostanzialmente deduce, e qui sta il salto logico e la scorrettezza della analisi: “siccome nello stesso periodo è aumentata la RD, allora l’aumento di costo è colpa della RD”. Un sillogismo davvero risibile, equivalente a dire (giusto per fare capire quanto sia irricevibile il meccanismo logico): “Le grandi multiutility sono state costituite negli ultimi anni, e siccome negli stessi anni c’è stata la crisi economica globale, allora le multiutility sono responsabili della crisi economica globale”.

Una logica davvero poco solida, sia nel caso di esempio, come nella analisi inclusa nell’articolo.

Orbene: anche su questo tema, lasciamo rispondere all’evidenza.

Basta il grafico riportato sotto, che fa vedere l’aumento dei costi dei servizi di igiene urbana in Italia in 10 anni (= 60% circa), e nello stesso tempo, l’andamento nel Consorzio CONTARINA (uno dei Consoorzi-record a livello mondiale per tassi di raccolta differenziata e pratiche di minimizzazione dello smaltimento: 86% di RD. Bene, nel loro caso si registra solo l’8% di aumento del costo del Servizio, largamente inferiore non solo all’aumento medio in Italia, ma allo stesso aumento dell’indice ISTAT o indice dei prezzi al consumo): con ogni evidenza, dunque tanta raccolta differenziata non solo fa risparmiare, ma contiene anche l’aumento del costo nel tempo, anche se a chi non crede in essa conviene dire, con il salto logico sopra evidenziato, che “l’aumento è colpa della RD”.

costi RD

Ma siamo, con ogni evidenza, nel campo delle argomentazioni strumentali. Continuiamo solo, e con deferenza, a sperare che un giornalismo avveduto non ne cada (più) vittima. Prontissimi a fornire tutte le evidenze del caso, perché il prossimo articolo in merito sia più solido e faccia davvero informazione, non distorsione della stessa.

da Enzo Favoino, Coordinatore Comitato Scientifico Zero Waste Europe